Irrigazione dell’Alto Bradano

[Fonte: EIPLI]

In questa prospettiva si colloca il problema dell’irrigazione, che resta la carta vincente, dell’economia della Basilicata, perché esalta una risorsa che si trova a portata di mano nell’ambito del territorio e riesce a dare svolte effettive alle misere economie consolidatesi nelle zone montane e nelle aree interne.

Un concetto questo che dal 1965 andiamo ripetendo a tutti i livelli e in tutti i posti; perché un’economia prevalentemente agricola, come quella lucana, può essere riorganizzata o attivata solo con l’apporto dell’irrigazione; operazione che sarebbe stata molto più proficua se risolta negli anni sessanta, risparmiando il trauma dell’emigrazione a tanti operai agricoli, con il vantaggio di ritrovarci un patrimonio produttivo di inestimabile valore, sul quale poteva innestarsi quella politica del settore industriale e terziario che oggi affanna a muoversi e si trova senza un reale ricambio.
Ma negli anni sessanta, in pieno «boom economico», l’agricoltura era la parente povera, e alcuni cervelli fertili pensavano che quella dell’imprenditore agricolo fosse professione per sottosviluppati, tant’è che all’epoca si ipotizzava che i campi italiani dovevano essere coltivati dalla mano d’opera araba. Profezia più errata non poteva essere espressa a dieci anni di distanza.
Possiamo ritenere con fondata valutazione che tre siano le Comunità Montane, ricadenti in Basilicata, che abbiano larghe possibilità di affermare una economia agricola di livello, per la presenza di cospicui volumi di acqua, tali da consentire l’irrigazione di vaste estensioni di terreni.
1) Alta Valle dell’Agri;
2) Vulture;
3) Alto Bradano.
L’irrigazione è abbastanza sviluppata ed avanzata in Alta Val d’Agri, per cui si ritiene che al 1980 possano portarsi a compimento tutte le opere di distribuzione irrigua, venendo ad interessare 8.000 ettari circa.
Diversa la posizione dell'area del Vulture, ove esistono terreni canalizzati (Ha. 4.000) e privi di acqua, per ritardi nella esecuzione delle opere di raccolta (diga di Atella).
Nel comprensorio del Vulture dovrebbero restare interessati all’irrigazione 20.000 ettari, a condizione che venga portato avanti, con tempestività, il programma degli interventi, come sarà detto in conclusione.

L’irrigazione nell’Alto Bradano
L’idea di poter irrigare i vasti territori dell’Alto Bradano cominciò a maturare nel 1965, allorquando vennero condotti e sviluppati i primi studi, a firma di chi vi parla, che all’epoca sembravano frutto di fantasia tecnica, e gli stessi ristagnarono per anni presso la Cassa per il Mezzogiorno, che propose approfondimenti di natura tecnica, idraulica ed economica, controlli matematici, che servivano a ritardare ogni decisione in merito.
Negli anni 60 i finanziamenti erano più accessibili e grave errore s’è dimostrato aver rimandato l’inizio della esecuzione delle opere, che, per la verità, risultano di una certa complessità tecnica.
Alla base dello schema idrico resta il trasferimento delle acque raccolte e fluenti del fiume Basento, e, a mezzo di una galleria di valico, condottate nel bacino dell’Alto Bradano, ove vengono raccolte in due invasi (Acerenza e Genzano) e ridistribuite nel comprensorio dominato.
Detto schema che ormai è stato progettato in larga parte viene ad interessare 50.000 ettari, di cui 30.000 effettivamente irrigabili, interessando 15 Comuni che comprendono, oltre a quelle dell’Alto Bradano, le aree dell’Alto Basentello (Banzi e Palazzo) e gli altipiani Ofantini di Venosa-Montemilone, con un costo globale, in valore attuale, di L. 150 miliardi.
Schemi idrici, del tipo di quello descritto, sono stati realizzati 40-50 anni fa negli Stai Uniti, nelle zone aride del Centro e del Sud, e nel bacino del Mediterraneo negli anni 50 dalla Spagna.
Una politica del territorio deve svilupparsi su direttrici che abbiano come primo obbiettivo la valorizzazione delle risorse esistenti e far confluire i benefici nelle aree interessate.
La Comunità Montana dell’Alto Bradano si trova alle prese con un problema esaltante che realmente è in condizione di rimuovere tutte le vecchie cause di miseria, in quanto riesce a toccare la gran parte dei territori dei Comuni e punta ad interessare un gran numero di imprenditori agricoli.
Perché oggi lo schema idrico dell’Alto Bradano sembra ritornare di attualità, con fondata speranza di realizzarlo?
Due fatti hanno sostanzialmente ribaltato le vecchie posizioni che facevano ritenere più vantaggioso irrigare gli uliveti e i vigneti della Puglia anziché i seminativi nudi dell’area interna della Basilicata.
Per una condizione di natura economica, oggi le nazioni più forti economicamente sono quelle che detengono fonti energetiche e minerarie, ma anche quelle che producono sul proprio territorio alimenti di prima necessità, carni, cereali, frutta, che oggi sul mercato internazionale hanno quotazioni elevatissime.
Una imprevidente politica svolta in Italia in passato, per esaltare l’esportazione di prodotti finiti, industriali, ha preferito importare la carne dall’estero, trovandoci alla fine del 1974 con un deficit commerciale insopportabile anche per l’Italia.
Certo oggi si dovrà ridurre l’importazione della carne, ma a scapito del tenore alimentare della popolazione italiana.
Alla crisi zootecnica va sommata anche la carenza di grano duro e dei cereali minori, necessari per l’alimentazione del bestiame.
Orbene una politica zootecnica e di cerealicoltura ad elevato tasso di produzione, può essere sviluppata solo su territori con prevalenza a seminativo, ed in particolare nelle aree interne, a condizione che sia resi irrigui.
Questo il motivo dell’interesse per gli schemi idrici che riescono ad esaltare queste due componenti.
In Basilicata tutta l’area Bradanica e dell’Ofanto si prestano egregiamente per ribaltare le vecchie economie e puntare su base moderna alla conduzione associata e cooperativa delle aziende irrigue cerealicole-zootecniche, di dimensioni adeguate.
Vengono riportare in sintesi le risultanze dello studio agronomico, eseguito su un primo lotto di 19.000 ettari di terreni, di cui 10.000 effettivamente irrigati, ed interessante i Comuni di Aderenza, Genoano, Oppido e Tolve.
 

RIPARTIZIONE DELLA POPOLAZIONE PER CATEGORIE E PROFESSIONE

COMUNE

POPOLAZIONE ATTIVA

Popol. non attiva

Popol. totale

Agric.

Ind.

Comm.

Altre
attiv.

Totale

ACERENZA

769

410

88

214

1.481

2.217

3.698

GENZANO

1.082

627

160

397

2.266

4.245

6.511

OPPIDO

766

467

88

208

1.529

2.750

4.279

TOLVE

553

750

1.303

3.023

4.335

 

3.170

1.504

336

1.569

6.579

12.244

18.823


Da tale prospetto si evince che con il potenziale degli addetti in agricoltura ci ritroviamo al limite per affrontare i grossi problemi legati alla conduzione irrigua delle aziende, nella speranza che, una volta avviata l’irrigazione, si abbiano ricambi di forza giovanili, in quanto la media dell’età degli addetti si aggira sui 45-50 anni.

 

 

 

Struttura fondiaria ed imprenditiva
Su 19.000 ettari gravitano 4.950 ditte, raggruppate in 3.706 proprietà. Di esse:
– 2.862 proprietà non superano i 5 ettari;
– 646 sono comprese fra i 5 ed i 20 ettari;
– 198 superano i 20 ettari.
Tale situazione che potrebbe a prima vista sembrare poco convincente per una conduzione aziendale di ampiezza proporzionata, invece da un esame di dettaglio risulta favorevole in quanto prevale la media azienda, che è il tessuto migliore per l’irrigazione.

Direttive agronomiche di trasformazione.

  1. Le condizioni climatiche del territorio e la stessa natura dei terreni non fanno prevedere un grande sviluppo di colture orticole, che trovano nel comprensorio irriguo di valle del Metapontino condizioni più esaltanti e quindi concorrenziali, se si pensa alla produzione precoce. L’agricoltura può invece puntare su colture da destinare all’industria di trasformazione come pomodori da conserva o da pelati, la bietola da zucchero, o lo stesso tabacco. Saranno modeste le possibilità di sviluppo dell’arboricoltura irrigua, tra le cui specie comunque le migliori affermazioni potrebbero essere offerte dalle pomacee e dalla pioppicoltura.
  2. Fuori dubbio che le prospettive migliori dell’utilizzazione dell’acqua nell'Alto Bradano sono legate allo sviluppo della zootecnia. Pertanto mais da granella, mais cereo da foraggio, erbai estivi ed autunnali, ed in minor misura prati pluriennali. Può anche sostenersi che qualche irrigazione di soccorso potrebbe essere somministrata a colture asciutte, come il grano per rendere costante la produzione. La distribuzione delle acque sarà somministrata a pioggia. Il costo dell'impianto di distribuzione su 10 mila ettari si aggira sui 17 miliardi.

Risultati economici.
Vengono riportati nei tre prospetti i dati economici relativi all'ettaro asciutto ed irriguo dal cui confronto possono evidenziarsi le variazioni unitarie dei più indicativi elementi economici.
 

 

Stato attuale

Dopo la trasformazione

Variazione in valore assoluto

Variazione in %

Prod. lorda vendibile

175.684

745.904

570.220

324

Prod. netta aziendale

117.840

514.250

396.410

336

Beneficio agrario

15.306

39.588

24.282

158

Salari e stipendi

72.206

357.434

285.228

395

Redditi fondiari

30.238

117.226

86.988

287

Grado di attività

16

82

66

405


Moltiplicando i sopraesposti elementi economici per il totale effettivo della superficie irrigabile (Ha. 9.500) si ottiene il seguente prospetto:
 

 

Superficie interessata Ha. 9.500

Produzione lorda vendibile

9.500 X L. 745.904 = L. 7.086.088.000

Spese per capitali aziendali, extraziendali e circolanti

9.500 X L. 123.344 = L. 1.171.768.000

Prodotto netto sociale

9.500 X L. 622.562 = L. 5.914.339.000

Redditi extraziendali di privati e imposte

9.500 X L. 108.308 = L. 1.028.926.000

Prodotto netto aziendale

9.500 X L. 514.125 = L. 4.884.187.500

Grado di attività: giornate lavorative

9.500 X n. 82       = n. 779.00

Distribuzione del prodotto netto.
 

 

Superficie interessata Ha. 9.500

% sul p.n.a.

Beneficio fondiario

9.500 X L. 39.588 = L. 376.086.000

7,69

Redistribuzione del lavoro manuale e intellettuale

9.500 X L. 357.434 = L. 3.395.623.000

69,51

Reddito fondiario

9.500 X L. 117.226 = L. 1.113.647.000

22,80

 

 

100,00


Come è facile desumere, la trasformazione irrigua comporterà un incremento ragguardevole di tutti i parametri economici essenziali.
Oltre al notevole risultato produttivo va considerato che anche l’impiego della mano d’opera presenta di conseguenza un importante incremento dato che la trasformazione prevista porterà il numero delle giornate lavorative impiegate per ettaro dalle 16 dell’ordinamento asciutto alle 82 dell’ordinamento colturale irriguo.
Questo elemento va posto in chiara luce in quanto è l’aspetto che interessa più da vicino la popolazione agricola del territorio il cui stato di disoccupazione e sottoccupazione attuale alimenta una consistente corrente migratoria.
Inoltre se si tiene conto che nel comprensorio da irrigare prevale la proprietà coltivatrice si rileva che il tornaconto dell’impresa risultando dai bilanci aziendali, va a maggiore beneficio della mano d’opera.
L’importo del progetto di distribuzione per lire 17 miliardi resta a totale carico dello Stato.
Pur ritenendo difficile elaborare previsioni su costi non ancora certi, si ritiene che può realizzarsi annualmente un incremento di produzione netta aziendale intorno al 12% del capitale investito da parte dello Stato (rapportato intorno ai 40-45 miliardi), e all’8% se ad essa si aggiunge la spesa integrativa per la trasformazione fondiaria.

 

 

 

 

Conclusioni.
Si ritiene che i dati tecnici ed economici esposti, stanno chiaramente a dimostrare la funzione produttiva dello schema Basento-Bradano.
Gli elementi che maggiormente concorrono ad esprimere un giudizio largamente positivo, possono così sintetizzarsi:
1) Il comprensorio irriguo ricade in una zona di grande interesse, coincidendo con l’area topografica di uno dei principali «itinerari di sviluppo» della Lucania vale a dire la linea Bradanica.
2) La grande prevalenza dei terreni a seminativo nudo, offre in prospettiva la migliore base per intraprendere attività zootecniche con organizzazione a carattere industriale per garantire la immissione di prodotti nel circuito del mercato nazionale. Infatti sul piano delle previsioni degli investimenti colturali si ritiene che il comprensorio irriguo avrà una destinazione prevalente a carattere foraggero-zootecnico e di colture industriali di pieno campo.
3) Sul piano della funzionalità del costruendo impianto, le acque irrigue distribuite per aspersione sfruttando il carico naturale, dovrebbero essere utilizzate con una resa costante e progressiva, tenuto conto della intraprendenza degli operatori agricoli.
4) L’incidenza per ettaro del solo costo di distribuzione delle acque si aggira sui 1,7 milioni di lire, che può ritenersi, per le condizioni particolari dell’impianto, un onere accettabile e pari in generale al costo ettaro dei grandi impianti del Mezzogiorno.
5) Le opere di adduzione delle acque del Basento-Camastra all’area Bradanica sono in avanzata fase progettuale e pertanto da assicurare lo sviluppo logico e razionale di tutto lo schema idrico.
6) Il comprensorio interessato dall’irrigazione rappresenta una interessante cerniera di collegamento tra il comprensorio irriguo del Metapontino e quello dell’Ofanto, venendosi così a creare a livello regionale una fascia territoriale completamente interessata dall’irrigazione e quindi ad alto sviluppo agricolo.
7) I risultati economici derivanti dalle trasformazioni irrigue sono economicamente validi, risultando un aumento della produzione netta intorno a L. 4.800.000.000 annue ed un assorbimento di 779.000 giornate lavorative pari ad un impiego di 2.400 addetti agricoli.

Infine è indispensabile arrestare l’emigrazione per cui occorre fissare un programma applicativo con priorità degli interventi chiaramente indicati.
In questo quadro va inserita la previsione di dare corso con immediatezza alla costruzione simultanea della galleria di valico (Scalo Brindisi-Tolve) e delle dighe di Acerenza e Genzano con la condottazione dell’acqua relativa alla rete distributiva estesa all’area dell’Alto Bradano.
Un complesso di opere di tale ampiezza, oltre ad arrestare l’emigrazione, potrebbe recuperare le unità non ancora staccate dell’ambiente e richiamare correnti dalle zone montane vicine senza reali possibilità di sviluppo.
Occorre, cioè un impegno finanziario sicuro, il solo che può determinare una inversione dell’attuale andamento.
Sono realizzazioni tecnicamente difficili, con oneri finanziari pesanti, ma le sole a consentire con la loro forza d’urto di spezzare la spirale della regressione nella zona.
Il territorio offre possibilità di produttività sul piano qualitativo e quantitativo da rendere economici gli investimenti ed offrire un benessere e un reddito sicuro alle popolazioni residenti.