Prospettive dell’irrigazione in Lucania

[Fonte: EIPLI]

È ormai unanimemente riconosciuto, sia dal settore economico che da quello politico e tecnico che l’agricoltura dell’Italia Meridionale, per poter sopravvivere, deve assicurarsi lo strumento produttivo più importante, anzi per l’ambiente arido meridionale, indispensabile, che è costituito dall’acqua di irrigazione. 


Estendere l’irrigazione sulla più vasta superficie territoriale, significa anzitutto creare la premessa per un’agricoltura competitiva nell’ambito dell’assetto nazionale ed europeo; significa determinare una forza di attrazione per le giovani leve di lavoro che un’agricoltura con più spiccate e sicure capacità di reddito, può richiamare ed utilmente ricondurre in uno schema validamente produttivo; significa inoltre risolvere, indirettamente, i più complessi problemi agricoli della montagna e della collina, che sono certamente problemi di riassetto fisico ed idrologico, ma sono anche problemi di riequilibrio tra risorse e popolazione ed alla cui soluzione la irrigazione di pianura può offrire uno strumento efficace: per determinare un nuovo equilibrio nella distribuzione delle forze di lavoro e del reddito.
La Lucania possiede una grande risorsa, non ancora sfruttata utilmente ed integralmente, che è rappresentata dalla notevole disponibilità di acqua.
Ma i limiti della utilizzazione di questa risorsa sono strettamente legati alla delimitazione delle zone suscettibili d’irrigazione.
Nella metodologia sono stati aggiornati i vecchi criteri tradizionali di ricerca, che vedevano l’intervento irriguo legato alla pianura, intesa questa ultima nel senso topografico della parola, ed anche in senso spaziale, cioè di grandi dimensioni superficiali ed inoltre altimetrico, cioè di quota.
I nuovi criteri di scelta hanno delineato aspetti finora mai presi in considerazione, come la possibilità di irrigare aree con pendenze variabili dall’1 al 10%, facendo affidamento sulle tecniche nuove di irrigazione, ed in particolare dell’irrigazione a pioggia; la possibilità di portare il beneficio dell’irrigazione anche a piccoli comprensori interni, di poche centinaia di ettari, ed infine, ove tecnicamente ed economicamente possibile, estendere l’irrigazione anche a quote maggiori, su altipiani, che per conformazione agro-pedologica si prestano all’irrigazione, molte volte, meglio delle stesse pianure a quota più bassa.
Nella ripartizione orografica il territorio della regione lucana, che si estende per 998.763 ettari, appartiene per 703.845 ettari (70,4%) a terreni situati in montagna, cioè a quota superiore ai 500 metri s.l.m. 215.360 (21,6%) in collina e infine 79.918 (8%) di terreni ubicati in pianura.
Al fine di offrire una migliore analisi descrittiva delle zone, si ritiene opportuno suddividere i singoli comprensori suscettibili di irrigazione, facendo riferimento ai bacini idrografici dei grandi corsi di acqua della regione nei quali detti terreni ricadono.
Una classificazione così orientata offrirà, in prosieguo, maggiori possibilità per legare il discorso dello sfruttamento delle acque al territorio interessato; in sostanza si cercherà di considerare il binomio acqua-terra nell'ambito del bacino idrografico ove questi elementi attingono la loro origine, il loro connubio e quindi in prospettiva il loro legame tecnico-economico.
Inoltre per una migliore individuazione e fissazione dei problemi di costi tecnici, la classifica terrà conto di una ripartizione tra i grandi e medi complessi irrigui e tra i piccoli schemi irrigui, fissando in 5.000 ettari il termine di divisione.

Riepilogo generale delle aree suscettibili di irrigazione
1) COMPLESSO OFANTO:
a) Valle Ofanto ……………………………………………………………        Ha.            10.300
b) Pendici basse …………………………………………………………            »               8.000
c) Altipiani ………………………………………………………………….          »             10.000
d) Vulture ………………………………………………………………….           »               3.700
                                                                                            Totale             Ha.           32.000

2) COMPLESSO ALTO E MEDIO BRADANO:
a) Alto e Basso Basentello………………………………………………        Ha.              8.000
b) Golene del Bradano dallo Scalo di Acerenza alla confluenza del
    Basentello-Bilioso……………………………………………………..            »              6.000
c) Aree delle due Gravine e del Iesce (Matera)………………………             »              6.000
                                                                               Totale                          Ha.             20.000

3) COMPLESSO METAPONTO:
a) Fascia litoranea e prelitoranea……………………………………..          Ha.         27.500
b) Terrazzi interni…………………………………………………………          »           20.500
                                                                                              Totale           Ha.         48.000

4) COMPLESSO ALTO AGRI:
a) Altopiano………………………………………………………………       Ha.             8.000

5) SCHEMI MINORI INTERNI:
a) Alto e Medio Basento………………………………………………..      Ha.             3.000
b) Medio Agri e Basso Sauro………………………………………….        »               3.000
c) Cavone………………………………………………………………..        »               3.000
d) Medio Sinni…………………………………………………………..        »               1.500
e) Noce-Mercure………………………………………………………..        »               1.500
f) Marmo………………………………………………………………….       »               1.000
                                                                                            Totale        Ha.            13.000

6) IRRIGAZIONI AZIENDALI SPARSE……………………………….      Ha.            10.000

RIEPILOGO DEI CONPRENSORI

a) Complesso Ofanto…………………………………………….         Ha.          32.000
b) Complesso Alto e Medio Bradano…………………………..            »           20.000
c) Complesso Metaponto – Arco Jonico………………………..          »            48.000
d) Complesso Alto Agri…………………………………………..           »              8.000
e) Schemi minori interni………………………………………….          »            13.000
                                                                                    Totale            Ha.       121.000
f) Irrigazioni aziendali sparse nel territorio regionale………              »            10.000
                                                                              Complessivi         Ha.       131.000

Nella regione lucana si assommano tutti i caratteri del clima caldo-arido, con piovosità accentrata in autunno ed inverno, scarsa in primavera e quasi nulla in estate, in corrispondenza dei periodi che manifestano le più alte temperature.
Tale caratteristica climatica limitando notevolmente il campo di scelta degli ordinamenti colturali, abbassando le rese unitarie delle produzioni ed occupando stabilmente una percentuale minima della popolazione agricola, ha instaurato una economia agricola a schema rigido, basata essenzialmente sul grano e secondariamente sulla vite e sull’olivo; la quale se costituisce una appropriata forma di adattamento all'ambiente, presenta peraltro dei gravi inconvenienti che si riflettono assai sfavorevolmente sulle condizioni economico-sociali della regione, dovuti essenzialmente alla scarsità ed aleatorietà della produzione cerealicola ed all’irregolare succedersi dei periodi di depressione a periodi di fittizia prosperità, con sbalzi accentuati e repentini in dipendenza delle vicende di mercato interno ed internazionale e delle condizioni climatiche.
Ed ecco perché nel fervore della ripresa economica e più recentemente sì è visto nella irrigazione il mezzo più efficace per conferire elasticità agli ordinamenti produttivi, per creare nuovo e pronto reddito, per aumentare i consumi, per ridurre la cronica e deleteria disoccupazione agricola e per contribuire alla evoluzione tecnica e professionale delle popolazioni rurali.
Per poter giungere razionalmente alla più rapida realizzazione degli impianti irrigui occorreva un notevole complesso di studi e ricerche, al fine di accertare quali fossero le risorse idriche disponibili e quale il miglior modo di utilizzarle in rapporto alla estensione ed alla natura del territorio, attraverso la introduzione dei più idonei ordinamenti colturali.
Occorreva altresì preparare gli uomini alla conoscenza della tecnica irrigua per la migliore valorizzazione delle acque, con la istruzione specializzata di tecnici e maestranze e con la propaganda nell’ambiente degli agricoltori.
In base ai primi risultati ottenuti dagli studi e dalle ricerche, occorreva quindi impostare il programma della irrigazione, predisponendo i piani regolatori delle utilizzazioni irrigue, da inquadrarsi nelle direttive emergenti dai piani regolatori dei bacini idrografici dei corsi d’acqua.
Una così complessa e, panoramica attività non poteva essere svolta che da un Ente specializzato, avente giurisdizione su tutto il territorio della regione.
La irrigazione in Lucania, prima che venisse dato corso ai programmi irrigui, ed alla realizzazione di grandi complessi d’opere, era ristretta a poche zone, per lo più marginalmente ubicate in fregio ai fiumi; zone che l’opera dei contadini lucani ha trasformato in ridenti giardini, come dimostrano di essere le zone di Sant’Arcangelo, Missanello, Senise, Tursi, Montalbano, Marsico Nuovo e Tramutola, per citare le zone più importanti; in ogni caso, non si raggiungevano i 5.000 ettari irrigati, su di un milione circa di ettari costituenti la regione lucana, pari cioè allo 0,5 per cento. Le cause di questa arretratezza nel campo dell’irrigazione sono ben note.

Regione

Superficie territoriale

Superficie agraria-forestale

Superficie irrigabile

In percentuale sulla superficie agraria-forestale

Lucania

998.763

942.243

131.000

13,9 %


La mancanza di sorgenti cospicue ed abbondanti, che non possono trovare origine sui nostri terreni, che per natura geologica, fanno parte per gran parte dell’eocene e pliocene, e quindi formanti terreni argillosi, impermeabili, che non consentono filtrazioni d’acqua nel sottosuolo e formazione di falde acquifere e di sorgenti.
Di conseguenza anche i fiumi lucani hanno scarse disponibilità di acque; il Bradano, il Basento, il Cavone sono completamente asciutti soprattutto in corrispondenza della stagione irrigua che va dal 1° aprile al 30 settembre.
L’Agri, il Sinni e l’Ofanto conservano invece una modesta portata fluente, che si aggira sui tre metri cubi d’acqua per ciascun corso d'acqua che alimenta l'irrigazione sui terreni rivieraschi, come innanzi accennato.
Di converso gli stessi fiumi sono soggetti nella stagione invernale a piene di grande rilevanza che arrecano danni incalcolabili, con asportazione di larghe fette di terreni irrigui o pianeggianti allargando inverosimilmente l’alveo dei fiumi che in alcune zone raggiunge il chilometro di larghezza.
Basta ricordare l’alluvione del novembre 1959 che colpì la zona Metapontina sul versante Jonico, dovuta appunto all’esondazione dei fiumi, per comprendere l’importanza del problema.
Si è dovuto spostare l’argomento sulla sistemazione dei fiumi, in quanto il problema dell’irrigazione è connesso e strettamente legato ad esso.
Solo provvedendo alla regolazione dei deflussi dei fiumi, con la creazione di grandi invasi o laghi artificiali noi possiamo ottenere il doppio scopo di regolazione e di attingimento prelevando le acque e destinandole a servizio dell'agricoltura, dell’industria e per gli stessi usi civili.
In buona sostanza i fiumi una volta sistemati e regolati rappresentano una vera ricchezza per tutti i settori civili e produttivi.
Non è senza ragione che le grandi città continentali sorgono nelle vicinanze o sono attraversate dai fiumi.
È il movimento delle acque che dà il significato ed il senso del moto, e quindi del progresso e della vita attiva.
Osservate invece, lo stato di stasi che esiste nelle nostre contrade durante i mesi estivi; si direbbe che la vita è ferma.
Riprendendo una osservazione di uno studioso secondo la quale in natura o esiste il moto o la quiete, potremmo dire che la quiete si lega soprattutto a quelle zone ove l’elemento vivificatore, l’acqua, è carente ed insufficiente, mentre il moto lo troviamo ove questo elemento indispensabile alla vita è copioso ed abbondante.
Certamente le cause di miseria ed arretratezza della regione lucana e dell’intero Meridione continentale sono complesse, se ne conviene, ma sono anche remote, antiche, di sempre, di origine fisico-ambientale.
In sostanza tra le cause determinanti questo stato, dobbiamo includere anche la carenza del fattore acqua.
Ora sia pure succintamente sarà riportata la situazione programmatica e dei lavori eseguiti ed in corso per singolo bacino idrografico.
Sarà trattato semplicemente dei fiumi lucani con foce alla Jonio, ed all’Adriatico, tralasciando il Noce che è poi l’unico fiume lucano con foce al Tirreno e peraltro senza possibilità di grande sfruttamento a fini irrigui.

Piano per la utilizzazione delle acque dell’Ofanto
La possibilità di utilizzare a scopo irriguo le acque dell’Ofanto e dei suoi affluenti era affiorata in diversi studi e progetti.
In tutti questi studi era stato riconosciuto che la utilizzazione irrigua delle sue acque era subordinata alla possibilità di creare serbatoi artificiali, atti ad immagazzinare i deflussi autunnovernini, da utilizzare poi nel periodo della magra primaverile estiva.
Si è arrivati comunque alla compilazione di un concreto piano di esecuzione, tenendo conto delle rilevanti difficoltà del problema, sia sotto l’aspetto tecnico-costruttivo che sotto l’aspetto economico.
Il piano suscettibile comunque di parziali modifiche prevede:
1) la traversa di derivazione a Ponte S. Venere allo Scalo di Rocchetta S. Antonio la cui costruzione è ultimata da tempo;
2) la diga di invaso sul F. Rendina, della capacità di invaso di 21 milioni di mc. che è già in fase di esercizio;
3) canale allacciante Ofanto-Rendina che è già ultimato;
4) diga e serbatoio sul F. Osento, affluente sinistro dell’Ofanto della capacità di 20 milioni di mc., già ultimato;
5) sono state ultimate le reti dei canali di distribuzione nell’ambito del comprensorio, sia in destra che in sinistra Ofanto;
6) inoltre sono all’esame di studio la possibilità di creare altri tre invasi, sulla Fiumara di Atella in provincia di Potenza per 44 milioni di mc., a Marana Capacciotti (Cerignola) per 35 milioni di mc. e direttamente sull’Ofanto a Conza di Campagna in Irpinia per 100 milioni di mc.
Accertata la possibilità di creare 5 invasi artificiali (Rendina, Osento, Atella, Capacciotti e Conza di Campagna) questo piano a completamento dei lavori prevede di rendere irrigabili 60.000 ettari di cui 15.000 in destra Ofanto e quindi in Provincia di Potenza e 45.000 in sinistra Ofanto in Provincia di Bari e Foggia.
Per quanto si attiene alla irrigazione in destra Ofanto, vale a dire in provincia di Potenza, la stessa è già in atto da alcuni anni per 8.000 ettari e sarà estesa sulla restante superficie, ricadente nella nostra regione, di ha. 7.000 nel giro di cinque anni.

Piano per la utilizzazione delle acque dell’Agri
La utilizzazione delle acque dell’Agri fornì dapprima iniziativa studiata essenzialmente a scopo idro-elettrico fra il 1914-1930.
Nel 1948 il Consorzio di Metaponto ottenne di derivare 3 mc./sec. a Gannano per irrigare, con le acque fluenti 4.000 ettari sulla fascia costiera Metapontina ed in tal senso ha realizzato e costruito la traversa in località di Gannano.
Nel 1951 fra l’Ente Irrigazione, il Consorzio di Metaponto e la S.M.E., si convenne di effettuare collegialmente un esame più completo ed organico del problema ed emersero i seguenti obiettivi:
1) regolazione dei deflussi del fiume per evitare danni delle esondazioni nella pianura Metapontina;
2) utilizzazione irrigua sulla maggiore estensione possibile;
3) produzione della massima quantità possibile di energia elettrica.
Sulla base di queste direttive gli Enti interessati sono stati incaricati dalla «Cassa» e Ministero dei LL.PP. di eseguire i progetti esecutivi delle opere che si compendiano nelle seguenti realizzazioni:
a) costruzione di due invasi sull’Agri, a Pietra del Pertusillo (Spinoso) ed a Monticchio (S. Arcangelo);
b) costruzione di una centrale elettrica a Missanello con una produzione complessiva di 130 milioni di Kw/k;
c) costruzione dei canali per derivare a valle della già costruita traversa di Gannano, 15,5 mc. per irrigare 22.000 ettari nel fondo valle del basso Agri e pianura Metapontina;
d) estendimento e riordino dell’irrigazione nell’Alta Val d’Agri a monte della Diga del Pertusillo. Il programma prevede l’irrigazione per 7.000 ettari, di cui 3.000 irrigati da vecchia data e 4.000 di nuova irrigazione;
e) realizzazione di impianti irrigui lungo l’asta media dell’Agri su zone già irrigue o da irrigare per 2.000 ettari;
f) esecuzione di opere idraulico-forestali per la sistemazione della zona a monte dell'invaso su 25.000 ettari circa.
All'attualità, è stata portata a termine la Diga del Pertusillo, a cura dell’Ente Irrigazione. La centrale elettrica di Missanello a cura della S.M.E. (ora ENEL) e la canalizzazione principale da parte del Consorzio di Metaponto. Le opere forestali ed idrauliche del bacino a monte della Diga sono in via di esecuzione sia pure diluiti in un periodo di tempo piuttosto lungo.
Va per inciso detto che la menzionata diga di Monticchio, non sarà realizzata, sia per il peggioramento delle sponde sulle quali la diga doveva poggiare, ed anche per la recente costruzione della superstrada dell’Agri, che resterebbe per molti chilometri sommersa.

Piano per la utilizzazione delle acque del fiume Bradano
Il problema della utilizzazione delle acque del Bradano è stato posto allo studio del consorzio di Bonifica del medio Bradano dal 1950 e con finanziamento del ministero AA.FF. è stata eseguita e realizzata la costruzione della Diga in localtà S. Giuliano e con invaso di 110 milioni di mc.
Le opere di canalizzazione lungo la valle del Bradano sono state completate.
Il comprensorio irrigabile si estende nel fondo valle del Bradano nella pianura di Metaponto.
Complessivamente la superficie irrigabile risulta di 12.800 Ha, di cui 6.000 in provincia di Taranto e 6.800 in provincia di Matera.
A monte della Diga di S. Giuliano sono previsti altri due invasi, uno sul Basentello, in corso di appalto, affluente sinistro del fiume Bradano, al fine di irrigare i terreni vallivi lungo lo stesso Basentello ed il Bradano e un piccolo invaso, direttamente nell’alto corso del Bradano, sempre al fine di irrigare i terreni golenali del Bradano nel tratto alto.
Complessivamente 7.000 ettari da sottoporre ad irrigazione, con l’invaso del Basentello e dell’alto Bradano.

Piano di utilizzazione delle acque del Basento
È chiaro che la larga disponibilità di acque invasata, con la Diga di S. Giuliano, del Pertusillo e di quella prevista sul Sinni, offrono ampie garanzie per irrigare tutta la superficie del Metapontino, per ha. 50.000, vale a dire 30.000 ettari della fascia litoranea e 20 mila ettari della prelitoranea.
Il piano regolatore del Basento prevede un invaso sul Camastra, affluente destro del Basento, già realizzato a cura dell’Ente Irrigazione che invasa 40 milioni di mc. di acqua e un invaso a monte della città di Potenza per 15 milioni di mc.
La funzione dei due invasi, oltre che alla regolazione dei deflussi, resta in particolare misura a servizio dei nuclei industriali di Potenza e di Ferrandina-Pisticci.
Ma poiché il Basento ha un bacino idrogafico molto vasto e convoglia annualmente al mare 200 milioni di mc. di acqua, l’Ente Irrigazione ha studiato un piano di utilizzazione delle acque, che prevede la derivazione delle acque all’altezza dello Scalo di Brindisi e a mezzo condotta, convoglia 150 milioni di mc. d’acqua da accumulare in un invaso da realizzare sulla Fiumarella di Genzano, tale da dominare tutta la zona dell’Alto Bradano, dell’Alto Basentello e dell’Ofanto e disporre delle acque a beneficio dell’agricoltura e dell’industria.
È un progetto quest’ultimo di grande portata e risolutivo per la stessa sorte dell’economia delle zone Bradaniche e Ofantine in provincia di potenza venendo ad interessare circa 30.000 ettari di terreni pianeggianti e fertili.
Richiede un investimento finanziario notevole (circa 35 miliardi), ma pur presentando notevoli difficoltà tecniche rimane forse l’unico idoneo per risolvere i problemi del retroterra del Bradano e dell’Ofanto in provincia di Potenza.
In particolare sul bacino del Basento, il piano della irrigazione prevede l’estendimento della stessa lungo le fasce spondali del fiume dallo Scalo di Grassano a quello di Ferrandina per 1.500 ettari circa, le cui opere sono in fase di esecuzione.

Piano per la utilizzazione delle acque del Sinni
Anche la utilizzazione irrigua delle acque del fiume Sinni fu considerata dal Consorzio di Metaponto fin dal 1950 con una traversa di derivazione del basso Sinni, 10 km. a monte della foce, la cui costruzione è già ultimata.
La portata affluente derivabile è di 2,5 metri cubi per rendere irrigabili 4.000 ettari.
È allo stato di progettazione la esecuzione di una Diga di invaso sul Sinni, a valle di Senise, della capacità di 350 milioni di mc., col proponimento di regimare i deflussi del Sinni e di irrigare 20 mila ettari dei terrazzi quaternari, sovrastante la piana di Metaponto.
La prevista diga sul Sinni, per capacità e dimensione risulterà la più grande d’Italia e riuscirà a risolvere i complessi problemi di approvvigionamento al Metapontino e di acqua potabile alla regione Pugliese.

Piano per la utilizzazione delle acque del F. Cavone
Anche lungo il Cavone e per l’esattezza a Piano di Vito a Garaguso è previsto una diga d’invaso per 20 milioni di mc. tale da poter irrigare tutte le fasce golenali lungo il Cavone per 3.000 ettari.
Sono ancora in corso gli studi per gli accertameti idrogeognostici.
Da questo esame sintetico si ha modo di notare che il piano per l’irrigazione in Lucania è senz’altro imponente ed impegnativo.
Quando sarà portato a compimento il programma generale d’irrigazione previsto in Lucania, sarà interessata una superficie di 120 mila ettari circa, di cui effettivamente irrigati ha. 100.000, con un impegno di spesa che supera i cento miliardi.
Le prime conclusioni che possono trarsi sul piano tecnico ed economico sono le seguenti:
a) In una regione ad economia depressa come la Lucania, il primo obbiettivo è quello di aumentare il valore globale del capitale dei beni di produzione, certamente nei limiti economici degli investimenti.
L’acqua di irrigazione è tra i beni di produzione che leva autonomamente e notevolmente il valore del capitale terra. Basterà confrontare il valore dei terreni in asciutto e dei terreni in irriguo; in linea puramente indicativa l’indice del solo valore del terreno nudo, cioè senza gli investimenti dei miglioramenti fondiari, sale da 1 a 3.
b) L’acqua è un bene potenziale che richiede tempi tecnici, piuttosto lunghi per essere trasformata in produzione e quindi in ricchezza, e soprattutto richiede impieghi notevoli di capitale pubblico e privato per realizzare le opere preliminari di raccolta, convogliamento e adduzione sui terreni e pervenire infine alla sua utilizzazione. Pertanto un programma sensato ed obbiettivo di utilizzazione delle acque per uso irriguo deve tener conto di tale fondamentale considerazione, e non basarsi sul fatto che, ad una certa epoca, una volta accertata la disponibilità di acque non utilizzate, si voglia forzare la loro destinazione, adducendo prospettive più vantaggiose ed economiche della loro utilizzazione in altre regioni, anziché in quella ove le stesse hanno la loro origine e che per difficoltà di ordine specifico, legate ad arretratezza economica, sociale e strutturale può sembrare, in apparenza, poco vantaggioso il loro impiego. D’altra parte quello che oggi può apparire al limite della convenienza economica, può tra pochi anni risultare conveniente, senza tra l’altro forzare le leggi della economia, ma con l’ausilio di mezzi tecnici nuovi.
c) Non vi è dubbio che con l’attuale indice di spostamento della popolazione agricola ad altri settori produttivi, così come oltretutto viene auspicato nelle direttive delle prospettive economiche regionali, una larga parte del territorio lucano, configurabile in un 70% della sua superficie, e rappresentato da terreni marginali e che poco convenientemente si prestano ad una economica coltivazione, saranno parzialmente abbandonati nel giro del prossimo ventennio. L’agricoltura lucana, al pari di quella delle regioni meridionali, si attesterà e si concentrerà sulle poche estese zone pianeggianti e preferibilmente nelle zone irrigue. Tale, quasi certa, riscontrabile prospettiva, pone in tutta evidenza la opportunità, per non dire la necessità di vincolare tutte le acque della regione e convogliarle, in un periodo di tempo tecnicamente accettabile, su tale territorio, anche se vanno affrontati problemi di grande rilevanza e di costo elevato. In sostanza non si può compromettere il futuro basandosi sulla realtà attuale della Lucania e del suo fragile e poc efficiente sistema economico per ipotecare il futuro e dimostrare così la incapacità futura a migliorare. È vero che la morfologia della terra lucana resta quella che è, ma il rapido conseguimento di nuovi mezzi tecnici e produttivi può portare alla risoluzione problemi che oggi sembrano difficilmente risolvibili. Solo tenendo a base queste considerazioni, si possono affrontare i problemi tecnici legati alle «irrigazioni difficili», come si presentano appunto, quelle ricadenti in alcune zone dell’Ofanto, dell’Alto Bradano e dell’Alto Agri.
d) Non va sottovalutata la grande importanza che la creazione degli invasi, ubicati direttamente sulle aste principali dei fiumi e degli affluenti, determinerà nel settore della conservazione del suolo e della sistemazione e regolazione generale dei bacini idrografici. Fino a pochi anni fa ogni progetto di sistemazione contemplava intense opere forestali, agrarie e idrauliche, cui necessariamente conseguivano costi elevatissimi insostenibili neanche per una economia più ricca di quella italiana. In questi ultimi anni, giustamente, si è affermato un'altro indirizzo che limita gli interventi dello Stato generalmente alle parti scheletriche del sistema drenante di un bacino idrografico. In tal modo è possibile contenere le opere e quindi la spesa, agendo soprattutto sul fenomeno delle piene e la trattenuta di materiale solido nelle varici del corso dei torrenti e loro affluenti principali. D’altra parte la necessità di realizzare grandi invasi in Lucania, in conseguenza dei sempre cresciuti fabbisogni di acqua per uso agricolo, potabile e industriale, offre anche un decisivo contributo all’antico problema delle sistemazioni e conservazione del suolo. Infatti invasare acqua nei serbatoi, significa anche moderare le piene e quindi eliminare la causa principale dei disturbi nei corsi di acqua e nei terreni che esse attraversano. Per queste ragioni è opportuno tener presente che la spesa, generalmente elevata, per realizzare gli invasi, in ultima analisi, riesce a produrre benefici e positivi effetti anche sulla conservazione del suolo e sulla corretta regolazione dei deflussi idrici. Il problema degli invasi e della reperibilità delle acque è così dibattuto e di così grande attualità ed importanza per le regioni lucana e pugliese che troverà una necessaria risoluzione di globale finanziamento, sia pure ripartito in un periodo di tempo, proporzionato alle crescenti necessità delle due regioni.

Deduzioni e conclusioni
Bisogna tener conto che gli sbarramenti sui fiumi dovranno, per gran parte, realizzarsi nella regione lucana, per la sua particolare configurazione orografica ed idrologica, e tale previsione apre delle grandi prospettive; a parte il fatto determinante di assicurare l’acqua all’agricoltura ed ai nuclei industriali di recente formazione ed in corso di promettente sviluppo, bisogna considerare anche la valorizzazione della montagna lucana che trova nella creazione dei grandi invasi un insperato motivo di interesse e di richiamo turistico, ed infine la certezza di un sicuro impegno di mano d’opera per la realizzazione di opere così impegnative.
Il problema infine della utilizzazione di tutte le acque a scopo irriguo, anche in zone interne della Lucania è anch’esso di grande attualità e non esitiamo a dire risolutivo per mantenere in piedi economicamente paesi in- terni con scarse prospettive.
È un problema in via di risoluzione e nello stesso tempo di evoluzione, in quanto la creazione di grandi arterie stradali lungo i fiumi lucani, come la «Basentana» e la «strada dell' Agri» e la prevista strada lungo il Bradano, hanno fortemente valorizzato i terreni golenali finora inaccessibili per mancanza di strade e oltretutto soggetti a continue erosioni per le piene dei fiumi.
Con la regolazione dei deflussi conseguenti alla creazione delle dighe e la costruzione delle strade, si è dato inizio, con vasto raggio, ad una progettazione tendente a riportare all'irrigazione tutte queste vaste zone che ammontano a migliaia di ettari e che si prestano egregiamente alla coltivazione specializzata dell’ortofrutticoltura.
Sono già in fase di esecuzione tutta una serie di opere irrigue lungo il fiume Agri; si è assicurato il finanziamento per altri progetti, in corso di appalto alcuni e in istruttoria altri, in maniera da coprire la totalità dei terreni golenali a partire dalla Diga del Pertusillo fino alla traversa di Gannano.
Analoga operazione è iniziata lungo il fiume Basento ove sono in corso di appalto i lavori miranti ad irrigare 1.500 ettari che vanno dallo Scalo di Grassano a quello di Ferrandina.
S’è iniziato questo intervento lungo l’Agri ed il Basento in quanto esistevano i presupposti per concretare tali iniziative.
Ma sono già iniziati gli studi anche sul Bradano e sul Cavone (le poche zone del Sinni sono già coperte da irrigazione) per procedere nella stessa direzione. Infatti sia il Bradano che il Cavone presentano grandi fasce pianeggianti lungo i loro letti.
Se ci è consentito di prendere in prestito un concetto di provenienza urbanistica, potremo dire che con la creazione degli invasi, la costruzione di grandi arterie stradali lungo i fiumi, lo sfruttamento irriguo delle zone golenali, la creazione di poli industriali lungo di essi si formano degli «assi attrezzati» o «linee di sviluppo» ove certamente si concentrerà la vita futura nella Lucania.
Pertanto a fianco dei grandi comprensori irrigui di Metaponto e dell’Ofanto si sta sviluppando una iniziativa nuova che prevede la utilizzazione irrigua in zone interne ma di più facile e pronta valorizzazione.
Per sviluppare questi programmi occorrono mezzi finanziari, ma sono opere risolutive per l'avvenire della Lucania e pertanto siamo convinti di trovare il consenso e l'appoggio dei Ministeri competenti e della «Cassa».
S’è detto che l'impiego finanziario è notevole e un elemento comunque emerge a prima vista, che siamo su di una incidenza di spesa superiore al milione per ettaro, solo per trasformare il seminativo asciutto in irriguo.
Uno sforzo che merita l'attenzione e soprattutto un grande impiego per trasformare questo potenziale in fonte continua di ricchezza.
Certamente potrebbe esserci persona portata a criticare questa notevole spesa, se confrontata col costo di altri impianti irrigui del Centro e del Settentrione d’Italia.
Ma è facile dimostrare che diverso è il costo del metro cubo d’acqua derivato da un fiume con acqua fluente e con grande portata come il Po, l’Adige, il Volturno, il Tevere ecc., ed altro è il costo del metro cubo d'acqua invasata.
Nel meridione bisogna prima invasare le acque in punti obbligati da condizioni geologiche e morfologiche e quasi sempre in zone montane, e poi convogliare le acque in condotte o canali per decine o centinaia di chilometri per portarle finalmente sulle zone di utilizzazione.
S’è parlato del programma generale dell’irrigazione in Lucania, e dell'impiego finanziario dello Stato.
Occorre ora indicare i benefici economici dell'irrigazione.
A parte il fatto che l'irrigazione come fattore determinante di attivazione e di progresso agricolo, non esaurisce la sua fase all'investimento pubblico, ma richiede un successivo e definitivo impegno da parte dei privati proprietari per la conseguente e più difficile intrapresa della trasformazione fondiaria: e da parte dello Stato per creare le necessarie infrastrutture per l’insediamento nelle zone irrigue.
Ci si riferisce alla sistemazione dei terreni, alla colonizzazione ed insediamento in campagna dei contadini, alla costruzione di case e stalle, all’acquisto del bestiame, ad impianti di fruttiferi e cioè a tutti quegli indispensabili investimenti fondiari che possono rendere l’irrigazione il fattore primo della produzione; e di strade, acquedotti, elettrodotti, centri di servizio da parte dello Stato.
Secondo calcoli economici molto attendibili, un ettaro irriguo richiede un ulteriore apporto di capitale privato, sia pure agevolato da contributi statali, di un milione di investimenti fissi e di mezzo milione di capitale di anticipazione o di circolazione.
Se si moltiplicano i 100.000 ettari che saranno irrigati, con la spesa occorrente ad eseguire gli investimenti atti a rendere definitiva l'irrigazione, si ha un quadro di quale tipo di economia può suscitare l’irrigazione.
C’è inoltre un altro fattore di carattere sociale che va preso in esame. Il contadino o l’agricoltore che si occupa di agricoltura irrigua è portato ad evolversi anche sul piano professionale e culturale.
Non si vuole citare cifre di reddito ricavate in zone irrigue in quanto le stesse variano da ambiente ad ambiente, ma si può affermare che i redditi lordi e netti si decuplicano quasi, la utilizzazione della mano d’opera subisce sbalzi portentosi.
D’altra parte anche lo stesso Piano di Sviluppo Regionale, che tratta del Settore Agricolo, prevede che il 50 per cento della produzione lorda vendibile e del prodotto netto sarà accentrata nelle zone irrigue, il che significa che il 50 per cento di tutta l’attività agricola futura lucana sarà accentrata in poche determinate zone (un'area che si aggira sui 120.000 ettari). La fascia ionica con tutte le appendici risalenti lungo i fiumi con foce Ionio, in particolare misura la zona Bradanica e la zona Ofantina e dell’Alto Agri.
Nelle zone ad agricoltura ricca sorgono infine iniziative industriali legate alla produzione dell’agricoltura.
È tutto un processo economico che meriterebbe una trattatazione a parte.
Quale infine gli indirizzi colturali da dare ai terreni irrigui?
Siamo stati, in passato portati a legare l’irrigazione con la coltivazione di prati stabili ed all’allevamento di bestiame bovino. Questa impostazione risulta accettabile solo in alcune zone.
La via da battere anche se in disformità con gli indirizzi previsti dai P.G.B. ce la offrono gli stessi agricoltori e coltivatori che nei loro poderi ed aziende irrigue hanno orientato diversamente gli ordinamenti produttivi.
Appunto perché il costo dell’acqua irrigua nel nostro Meridione ed in Lucania è particolarmente elevato, bisogna attendere alla sua utilizzazione su colture altamente specializzate che solo nel nostro ambiente caldo-arido possono coltivarsi.
La zona del Metapontino è dal punto di vista climatico una delle zone più felici di Europa.
Concentrare gli sforzi perché sorga un’agricoltura fortemente specializzata con tendenza all’ortofrutticoltura, i cui prodotti sono da esportare nell’area del Nord Europa, che non può produrre le nostre primizie, i nostri frutti saporosi, se non sotto serre e a costi elevati.
In un mercato in espansione con il miglioramento del tenore di vita di tutte le popolazioni europee ed in particolare di quella italiana, non vi possono essere dubbi sull'indirizzo da dare all’agricoltura irrigua: ortofrutticoltura.
Certamente una agricoltura irrigua va accompagnata da accurati studi di mercato.
E se anche andremo incontro a crisi di superproduzione, si rimane sempre del concetto che le crisi in una agricoltura ricca, non possono mai preoccupare come le crisi in agricolture povere, come quella attuale che attraversiamo.
Vi sono infine da segnalare tutta la vasta gamma di colture industriali come la bietola da zucchero, che troverà largo sviluppo, colture oleose, da fibra, ecc.
Solo con queste prospettive ed iniziative che vanno realizzate e sviluppate con un programma tempestivo, si può frenare l’esodo preoccupante delle nostre popolazioni rurali, esodo che potrebbe avere ripercussioni gravi sull'avvenire della nostra agricoltura e sul futuro delle nostre città, perché è veramente inconcepibile pensare ai due capoluoghi lucani che progrediscono con un retroterra che si spopola.
Ci conforta però il fatto che s’è avuto modo di accertare che nelle zone irrigue del Metapontino, ove i redditi sono stati esaltati dalla irrigazione, questo fenomeno non si verifica, anzi qui si verifica un incremento della popolazione con l’immigrazione.
Quando, negli anni futuri il viaggiatore visitando la terra lucana, i nostri paesi e contrade, durante la stagione estiva, avrà modo di poggiare lo sguardo sulle campagne, ed agli occhi balzerà il colore del verde con maggior frequenza sul giallo, per intenderci sul giallo che ha fino ad oggi caratterizzato d’estate il paesaggio meridionale, se vedrà l’acqua: scorrere nei canali e suoi campi, un passo importante è stato fatto per il progresso della nostra agricoltura, e in generale dell’economia della Regione.